I fondi pensione, una difesa contro i venditori di polizze. REPLICA

image

Vi invito a leggere il seguente articolo ed analizzare bene la replica del cosiddetto “venditore di polizze”.
http://previdenzacomplementare.finanza.com/2015/06/22/i-fondi-pensione-una-difesa-contro-i-venditori-di-polizze/
Il mio punto di vista è che la possibilità di ottenere il trasferimento del contributo datoriale verso una qualsiasi forma di previdenza complementare sia assolutamente giusta. Si crea così la giusta concorrenza e libertà di scelta.
Partiamo dal principio che l’adesione alla previdenza complementare sia assolutamente necessaria a prescindere dal fatto che si scelga un fondo aperto, chiuso, negoziale o PIP.
Non capisco tutta questa fretta e voglia (mai venuta dal 2007 ad oggi) dei gestori dei vari fondi di categoria (Cometa, Fon.Te, Previmoda,  ecc…) di dover dare informazioni previdenziali ai loro assistiti. Visito molti aderenti a questi fondi che mi dicono di aver aderito dopo una riunione di gruppo fatta dalle organizzazioni sindacali presso la sede della loro azienda. Questa non è una consulenza… Per altro, molti si stupiscono quando analizzando la loro posizione presso un fondo di categoria si accorgono di non avere manco la garanzia della restituzione del proprio TFR versato dal datore di lavoro.
Posso garantire che la stragrande maggioranza degli aderenti ai principali fondi negoziali (o di categoria) hanno aderito a linee di investimento assumendosi un grado di rischio medio o alto e la minoranza ha aderito a linee che garantiscono almeno la restituzione del capitale.
Per la cronaca i  “venditori di polizze” possono offrire anche linee di investimento impignorabili insequestrabili che oltre alla restituzione del capitale possono garantire anche un tasso fisso minimo di rivalutazione. Il fondo al quale aderisco io ad esempio offre tutto ciò e se le cose vanno male mi garantisce una rivalutazione del 2%.
A onor del vero è giusto dire che ognuno di questi fondi negoziali, così come gli altri, hanno una linea che garantisce almeno il capitale. Peccato che la maggior parte degli aderenti ai fondi negoziali che ho visitato io fossero tutti individui ignari di avere una propensione al rischio finanziario che va da media ad alta. Infatti, aderire a un fondo negoziale senza scegliere la linea garantita suppone quantomeno una propensione al rischio media. Dico ignari, perché alla domanda diretta: “qual’è la tua propensione al rischio finanziario? Cioè alla possibilità di perdere una  parte o la totalità del capitale investito” la quasi totalità degli individui aderenti a fondi di categoria mi rispondeva e tutt’ora mi risponde di avere una propensione bassa e di non voler perdere assolutamente il capitale.
Queste incongruenze tra propensione al rischio degli aderenti e scelta della linea di destinazione del TFR mi fa pensare che le idee siano cambiate dal momento della stipula, però se fossero davvero seguiti avrebbero quantomeno cambiato la linea di investimento, oppure è più probabile che dopo la stipula ricevano semplicemente una lettera ogni anno (obbligatoria per legge) e non abbiano nessun referente che li segue e consigli loro periodicamente le scelte da fare?
Facciamo un esempio semplificato: lavoratore che in 41 anni di lavoro ha un TFR complessivo (TFR+contributo personale+contributo datore di lavoro+interessi maturati) di 70000 euro. In pratica è come se ogni anno avesse accumulato circa 1707 euro. Mettiamo ipotesi che il 42esimo anno (anno prima della pensione) la linea scelta segni una perdita del 9%, che è una perdita standard in un anno di crisi economica di una linea bilanciata, quindi nemmeno con un rischio alto (vedi rendimenti storici dei principali fondi negoziali negli anni 2007 2008 2009 per farti un’idea). Bene ciò significa che in un solo anno andrebbero in fumo 6300 euro. In pratica è come vedere andare in fumo il cumulo di 4 anni di TFR.
Io personalmente consiglio a chiunque linee che nella peggiore delle ipotesi forniscona annualmente una minima rivalutazione. Giocarsi il TFR nei mercati finanziari, come succede nelle linee con più adesioni dei fondi Negoziali, credo non sia la scelta ottimale e credo che se un lavoratore faccia questa scelta, deve almeno essere conscio del fatto che il TFR può crescere tanto con le stesse probabilità che ha di essere dimezzato o ancor più decurtato rispetto al capitale effettivamente versato. La verità è questa e son sicuro che la maggior parte dei lavoratori non siano dei “Wolf of Wall Street”. Peccato che se si analizzano le scelte delle linee di investimento dei fondi negoziali fatte dai lavoratori si evinca esattamente il contrario.
Il contributo volontario lo sconsiglio per il semplice fatto che aderire con il TFR ad un fondo è un investimento di lungo periodo con data incerta di scadenza. Se si vuole integrare ulteriormente la pensione si possono scegliere soluzioni distinte anche di lungo periodo ma almeno con data di scadenza certa.

Capitolo costi… Prendiamo come dato di fatto che i fondi negoziali abbiano un costo inferiore rispetto a fondi aperti, chiusi e PIP (forse). Bene, ciò potrebbe essere anche ovvio, visto che ufficialmente l’assistenza (che è fondamentale per fare le scelte giuste) è data tramite mail o call center. Ovviamente si può essere seguiti anche da un delegato del proprio sindacato (così almeno è scritto sull’articolo), che a differenza di un promotore finanziario o un agente assicurativo (i famosi “venditori di polizze”), non ha alcuna certificazione conseguita tramite esame e non risulta, a differenza degli ultimi 2, iscritto ad alcun albo professionale. L’essere seguito da un delegato sindacale implica il pagamento di una tessera sindacale (1% della retribuzione lorda annua) che non viene contemplata nei costi di adesione al fondo negoziale.
In soldoni, prendendo ad esempio il fondo Cometa, che consente di versare un contributo volontario pari all’1,2%/1,4% replicato in egual misura dal datore di lavoro, l’ “assistenza” del sindacato decurta il contributo datoriale dal 71% all’ 83% costringendo il lavoratore a versare comunque il suo contributo: insomma… lo fa sparire quasi totalmente. Questo semplicemente per dire che aderendo ad un fondo negoziale, l’assistenza di una persona in carne e ossa di non certificata competenza, ha un costo “non trasperente” di tutto rilievo.
Per concludere il capitolo costi, posso affermare che gli eventuali maggiori costi per i prodotti proposti dai “venditori di polizze” sono integralmente indicati nella nota informativa e non esistono ulteriori costi per l’ assistenza fornita di persona. Per altro ribadisco che tutti i “venditori di polizze” sono persone con almeno una qualifica certificata, che hanno sostenuto un esame e sono iscritte ad un albo professionale riconosciuto da un organo di vigilanza (IVASS). Più che altro mi domando il perchè sia data la possibilità di raccogliere adesioni per i fondi negoziali a persone senza la medesima qualifica dei “venditori di polizze”. Per il bene dei lavoratori mi auguro che il Governo intervenga su questo punto per evitare che una persona senza una preparazione non certificata, anche in buona fede, faccia aderire un lavoratore ad un fondo negoziale dando consigli sbagliati. Questo sarebbe un altro punto da rivedere per ottenere una vera e propria concorrenza tra fondi aperti, chiusi, negoziali e PIP.

Sperando di esser stato utile ai lavoratori e totalmente gratis

Un semplice “venditore di polizze” che offre sempre gratis una sua consulenza personalizzata ed approfondita.
Se vuoi approfondire la tua situazione contattami non servono tessere ed è gratis.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...